Il capitolo 3 esiste ancora solo nella bibliografia: la carta infilata nella cartellina della tesi insegna al relatore a fissare tappe brevi
Una carta infilata nella cartellina di monitoraggio, letta dal relatore di tesi prima dell’incontro mensile, e la domanda «a che punto sei?» diventa «cosa esce entro dieci giorni?».
Questo caso riguarda un dottorando di 27 anni con ADHD. Il profilo è scritto da lui. Si rivolge a chi segue la tesi, che vede il suo dottorando un’ora al mese e giudica il resto da ciò che questi riferisce.
Il capitolo 3, il giovedì alle 17:10
Giovedì, ore 17:10, studio 214, edificio di lettere. Il relatore sfoglia il capitolo 2 stampato, annotato a matita. Alza gli occhi: e il capitolo 3? Théo, 27 anni, secondo anno di contratto di dottorato, sa benissimo cosa ha fatto nelle ultime tre settimane. Centoquaranta riferimenti catalogati, una libreria Zotero impeccabile, zero pagine scritte. L’iperfocus si è preso la bibliografia, e la scrittura aspetta dietro le quinte.
Prima del primo incontro dell’anno, Théo aveva infilato una carta sotto il lembo della cartellina di cartone di monitoraggio. Il relatore l’ha scansionata una sera, tra due pile di compiti da correggere. Tre righe l’hanno colpito: Théo lavora a sprint brevi, si perde nelle letture, e ricorda meglio ciò che è scritto di ciò che si dice in riunione. Neanche una parola su una pigrizia che non ha mai avuto.
Quel giovedì il relatore non chiede perché. Propone otto pagine del capitolo 3 per il 22, anche in bozza, e promette una mail di riepilogo la sera stessa. La mail arriva alle 19:02. Tre righe, una data. Théo apre un documento vuoto il giorno dopo alle 8. Non ha dovuto difendere il suo metodo, né spiegare alla scuola di dottorato perché la bibliografia l’avesse inghiottito.
- Lei lo scrive
- Il QR viene posizionato
- Il lettore scansiona
- Compreso, senza dover rispiegare
Dove mettere il QR in questo caso
Un relatore di tesi vede il suo dottorando solo un’ora al mese, a volte meno, e cambia ruolo dieci volte al giorno: lezioni, commissioni, revisioni per una rivista, commissione della scuola di dottorato. Il QR deve aspettarlo dove conserva le carte della tesi, non dove rischia di dimenticarlo.
- Carta infilata sotto il lembo della cartellina di cartone di monitoraggio, consegnata al primo incontro dell’anno o alla firma della carta del dottorato.
- Link inserito nella prima mail dell’anno inviata al relatore, subito sotto la firma, perché lo ritrovi nella casella di posta quando prepara l’incontro.
- Copia allegata al fascicolo del comitato di monitoraggio individuale, così i due membri esterni leggono la stessa scheda del relatore.
Da evitare: il frontespizio del manoscritto, che la commissione e la copisteria vedranno, e la porta dello studio, dove passa tutto il corridoio. La scheda si rivolge a chi segue il dottorando, non a tutto il laboratorio.
Modelli di testo già pronti
I modelli qui sotto servono da punto di partenza per compilare le tre rubriche del profilo. Riscrivili con le tue parole: il modo in cui senti di perdere il filo, il tempo che ti è congeniale, il formato che ti aiuta sono ciò che un relatore ricorda.
Per la rubrica «Presentazione»
«Mi chiamo Théo, ho 27 anni e preparo una tesi in scienze sociali. Ho l’ADHD. Lavoro a sprint brevi e posso passare tre settimane a leggere senza scrivere una pagina. Ricordo meglio ciò che è scritto di ciò che viene detto.»
Per la rubrica «Come aiutare»
«Mi fissi una scadenza vicina e precisa: otto pagine per il 22, piuttosto che un capitolo per Natale. Mi mandi una breve mail dopo ogni incontro, con le decisioni e le date. Se sparisco per due settimane, mi solleciti per iscritto, senza rimproveri.»
Per la rubrica «Da evitare»
«Eviti di giudicare il mio lavoro solo dal ritmo dei miei invii. Eviti le indicazioni date a voce a fine riunione. Eviti le scadenze vaghe del tipo quando avrai avanzato. E non mi chieda davanti ad altri dottorandi perché sono in ritardo.»
Condizioni interessate da questo caso
L’ADHD è al centro di questo caso. La scheda serve anche a un dottorando dislessico o dispratico, o a chi procrastina per l’ansia: tappe brevi, scritto dopo il parlato, sollecito senza rimproveri.
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